La violenza, il maltrattamento e l’abuso può accadere in tutte le fasi della vita. Si tratta di un atto commesso soprattutto nei confronti di persone più fragili, in particolare dei bambini e degli adolescenti, delle donne, delle persone anziane o delle persone affette da un disturbo psichico.

La Violenza viene definita come “l’uso intenzionale di forza fisica o di potere, minacciato o agito, contro se stesso, un’altra persona, o contro un gruppo o comunità , che ha come conseguenza o ha un’ altra probabilità di avere come conseguenza il danno fisico, la morte, il danno psicologico, l’alterazione dello sviluppo, la deprivazione”.

La violenza perperata contro donne e minori, basata sul genere, viene definita con il termine di violenza di genere ed è ritenuta una violazione dei diritti umani.

Per Maltrattamento, invece, s’intende “un modello di comportamento coercitivo di controllo diretto verso la vittima”. Quando la violenza, nella relazione, si ripete nel tempo, è maltrattamento. Questo provoca lesioni fisiche, paura e limita la libertà della vittima.

La violenza di genere e i maltrattamenti in questi ultimi anni sono diventati delle grandi emergenze sociali a livello nazionale e internazionale. L’ analisi della violenza è una parte importante della sociologia. Ogni Paese, ciascuno con la propria cultura e stile di vita, affronta questo fenomeno in maniera diversa, cambiando così anche il modo di viverlo da parte delle donne.

L’immagine della donna ricorrente è quella elaborata all’interno della cultura occidentale e poi esportata insieme al resto della civiltà e della organizzazionie sociale, creando spesso gravi scompensi e squilibri sociali.

Invece nel passato, nella società patriarcale, la ragazza e poi la donna veniva socializzata a un unico ruolo rigidamente definito, appoggiato anche dal consenso delle istituzioni come la Chiesa e il diritto. L’adesione rigida al modello maschile tradizionale promosso da una cultura patriarcale condizionava la costruzione dell’identità del genere maschile e le sue modalità di relazionarsi con quello femminile.

L’uomo era il “signore di casa” e si atteggiava come tiranno nei confronti della moglie e dei figli; la violenza maritale era considerata legittima, purchè avesse come finalità la correzione, l’istruzione e l’ammonimento. Con il matrimonio il marito acquistava il diritto sul corpo della moglie, che diveniva, così, un oggetto matrimoniale.

Le discordie “tra le mura domestiche” erano un problema privato, da risolvere nella famiglia, anche con l’uso della violenza sulla donna, che era considerata legittima. Soltanto alla fine dell’Ottocento la violenza sulla donna divenne una questione di pubblico interesse, da affrontare secondo le disposizioni di legge nei tribunali.

La distruzione del patriarcato, come forma di stratificazione sociale e sessuale, aveva prodotto una crisi delle strutture familiari precedenti con l’inserimento della donna nel mondo dell’istruzione e del lavoro. La violenza contro le donne era la conseguenza dello stato attuale di relazione tra i sessi: gli uomini non erano più i patriarchi sicuri di se stessi e dei propri diritti, che fino a poco meno di un secolo fa esercitavano in completa autonomia, e reagivano così proprio perchè il loro potere sfuggiva. Si era così verificato un fenomeno complementare a quello precedente, anche se le cause erano opposte.

Mentre in passato gli uomini violentavano le mogli, perchè era conferito loro questo potere dallo Stato, attualmente lo fanno perchè le donne sono libere ed emancipate, con gli stessi “spazi” sociali, familiari e relazionali che sono concessi all’uomo, il quale sente di non avere più il totale controllo sull’altro sesso, che vede svolgere attività anche fuori dalle mura domestiche e scegliere, in totale autonomia, le proprie relazioni.

Il maltrattamento e la violenza alle donne, e soprattutto la violenza intrafamiliare, sono stati visti per lungo tempo come qualcosa di cui la donna è responsabile in quanto “complice” masochista, in una relazione in cui chi abusa e chi è abusata sono sullo stesso piano, in un gioco a due dove la donna provocherebbe, per alcune sue caratteristiche e/o esigenze, la violenza.

Tratto da Mai più violenze … Mai più maltrattamenti!