La Violenza Economica forse è la meno conosciuta e riconosciuta come debilitante. Questo tipo di violenza riguarda tutto ciò che direttamente o indirettamente concorre a far si che la donna sia costretta in una situazione di dipendenza e non abbia i mezzi economici sufficiente per soddisfare i propri bisogni di sussistenza e quelli dei figli.

E’ un insieme di strategie che la privano della possibilità di decidere autonomamente e liberamente rispetto ai propri desideri e scelte di vita.

Gli effetti della violenza economica si rilevano come uno degli ostacoli più significativi, nel momento in cui la donna si sente pronta per uscire dalla situazione di maltrattamento e deve far i conti con le reali possibilità di sopravvivenza per sé e i figli.

Questo tipo di violenza viene esercitata con varie strategie di controllo secondo la situazione attuale della coppia. Se convivono, può essere attuata negando e controllando puntigliosamente o limitando l’accesso alle finanze familiari, occultando ogni tipo d’informazione sulla situazione patrimoniale, vietando, ostacolando o boicottando l’accesso a un lavoro fuori di casa o sabotando lo stesso lavoro della vittima.

Addirittura vietando l’uso dell’automobile o ostacolando l’acquisizione della patente; o ancora più traumatico, sfruttando la donna, spesso per decenni, come forza lavoro nell’azienda familiare senza alcuna retribuzione né potere decisionale e accesso ai mezzi finanziari, e il più delle volte senza che lei percepisca lo stato di violenza in cui è; oppure appropriandosi dei proventi del lavoro esclusivo di lei e usandoli a proprio vantaggio.

Nel caso in cui siano separati legalmente, si può verificare un’inadempienza dei doveri di mantenimento stabiliti da leggi e sentenze; oppure prima del matrimonio possono essere attuate forme di tutela giuridica, anche preventive, a esclusivo vantaggio dell’uomo e danno della donna, come le intestazioni d’immobili o attività produttive.

La donna spesso non ha una chiara consapevolezza della violenza economica, e la stessa di solito non viene nominata in una prima fase di richiesta d’aiuto ma viene fuori in un secondo tempo, di solito durante la presa in carico da parte delle associazioni, approfondendo la storia personale della vittima.

Tratto da Mai più violenze … Mai più maltrattamenti!